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Magazine di informazione medico-universitario

ADAM’S Hand, una mano per il futuro

Volevo sfidarmi giorno dopo giorno, e insieme aiutare gli altri. Tutto qui.

Giovanni Zappatore, ideatore e co-fondatore di ADAM’S Hand, risponde semplicemente così alla mia domanda su quali siano le ragioni che da due anni a questa parte lo animano e lo spronano nel portare avanti il suo progetto, del quale ho scelto di parlarvi brevemente in questo articolo. Risposta che slatentizza inoltre una qualche forma di indole medico-sanitaria, forse acquisita con la complicità di quell’imprinting paterno (essendo difatti figlio d’un medico) a cui tutti restiamo quasi sempre inconsciamente affezionati durante il nostro percorso formativo.

adams1Nel caso specifico, tale percorso ha avuto inizio in occasione della sua tesi di laurea triennale, in cui si è inizialmente approcciato all’argomento focalizzando la sua attenzione sulla cinematica della mano (un interesse direi abbastanza atipico per un ingegnere meccanico), e proseguito successivamente durante l’intero corso di laurea specialistica tramite lo studio della dinamica della stessa. Per questo motivo Giovanni, che oggi è ormai un laureando nella facoltà di Ingegneria Meccanica dell’Università del Salento, spende buona parte del suo tempo nella progettazione di una protesi dai caratteri peculiari e quanto mai innovativi. 

Il suo lavoro prende il nome di ADAM’S Hand, che sta per “A Dialogic And Modular Sensitive Hand”, tre aggettivi che da soli racchiudono i punti fondamentali intorno ai quali si articola il progetto nella sua interezza. 

ADAM’S Hand sarà per questo innanzitutto “modulare”, dove ogni modulo è un mattone in pieno stile plug&play (dall’inglese collega e usa), nel senso che ogni componente protesica può assemblarsi al restante contesto hardware e software senza che l’utente abbia necessità di conoscere alcuna procedura di istallazione o configurazione particolare.

Sarà “dialogica” e cioè in grado di creare una rete ampia ed intelligente al servizio dell’utente, previa connessione con i dispositivi elettrici che lo circondano. I moduli infatti saranno dotati di funzionalità wi-fi, bluetooth, nfc, etc. attraverso le quali potranno esercitare le funzioni più disparate. E nell’ottica di una vita che rischia di divenire estremamente complicata ed invalidante anche nella più banale quotidianità, avere la possibilità di rispondere al cellulare, cambiare i canali alla tv, far funzionare la lavatrice, la lavastoviglie (e così via), semplicemente attraverso un comando vocale o la contrazione di un muscolo, sarebbe un traguardo davvero notevole!

E ancora, la protesi sarà “sensitive” perché integrerà sensori di diverso tipo, verrà controllata mioelettricamente e sarà in grado di restituire un feedback sensoriale, con l’intento di restituire dunque una parte della sensibilità al paziente.

ADAM’S Hand s’inscrive infatti nell’insieme più ampio delle protesi funzionali a comando mioelettrico, vale a dire protesi che sfruttano i segnali elettromiografici generati dalla contrazione isometrica della muscolatura del moncone. In parole povere, il funzionamento di tali protesi è basato essenzialmente sulla cosiddetta elettromiografia superficiale, una tecnica ampiamente usata in diagnostica neurologica per rilevare gli eventi di depolarizzazione e ripolarizzazione del potenziale d’azione delle fibre muscolari. In particolare, parliamo di elettromiografia di superficie, distinguendola dalla tradizionale elettromiografia con aghi (più selettiva a livello muscolare, ma chiaramente gravata da una maggiore invasività), per indicare una tecnica che sfrutta dei bioelettrodi cutanei superficiali, molto simili a quelli usati per un banale elettrocardiogramma.

In questo modo, l’impulso sinaptico della placca neuromuscolare viene letto e convertito tramite un trasduttore di energia in un segnale sfruttabile dalla stessa protesi. C’è da riconoscere tuttavia che presupposto imprescindibile per l’applicazione di una protesi di questo tipo sia il mantenimento da parte del paziente della possibilità di azionare volontariamente e necessariamente i gruppi muscolari utili a fini del movimento.

Infine, l’ultima, ma non ultima, peculiarità di ADAM’S Hand, sarà rappresentata dalla modalità di realizzazione, che, a dire il vero, rappresenta uno dei veri punti di forza dello stesso progetto. ADAM’S Hand è infatti pensata per essere interamente realizzabile con tecniche di prototipazione rapida come ad esempio la stampa 3D, usando materiali di ultima generazione che la renderanno insieme più leggera e soprattutto più economica. Scopo ultimo del progetto è infatti quello di aumentare in modo concreto la possibilità per il consumatore medio di acquistare la protesi in caso di necessità, facendo ricadere ADAM’S Hand nei prodotti di fascia media, proponendo dunque un prodotto che sia funzionale e di qualità, ma con un prezzo in fin dei conti più che  accettabile. Questo è il modo attraverso il quale Giovanni vuole “aiutare gli altri”, ma anche ragionevolmente assicurarsi un prodotto che possa essere competitivo sul mercato delle protesi.

Lo scenario dei competitors infatti è piuttosto ricco e distinguibile in almeno tre fasce: si annoverano prodotti open source, a prezzi veramente esigui ma di qualità strutturale limitata (tra tutte spiccano Open Biomedical Initiative, E-Nable, e Limbitless Solutions), prodotti di fascia alta come Bebionic3 e i-limb Ultra Revolution con prezzi praticamente inaccessibili per l’utente medio (parliamo ad esempio di prezzi che possono arrivare a sfiorare i centomila euro per un braccio completo), e infine i prodotti di fascia media (con costi che si aggirano intorno ai duemila euro o forse meno) dove s’inserirà la stessa ADAM’S Hand, ma già piuttosto ben rappresentata dalla Open Bionic e dall’eccellenza italiana My Hand dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

In conclusione, ADAM’S hand si prefigge di restituire anche ai meno abbienti quell’organo che per le sue innumerevoli funzioni motorie, di sensibilità, di gestualità e linguaggio rappresenta per certi versi qualcosa di veramente insostituibile e imprescindibile.  Organo che grazie alla sua intrinseca complessità rappresenta una quotidiana sfida per lo stesso Giovanni e per chi come lui ha pensato di dedicarsi alla realizzazione di protesi che possano in qualche modo sopperirne la mancanza.  Chissà che un giorno non riesca a vincere questa sfida: non ci resta che augurargli buona fortuna!

Di seguito, il link della pagina facebook: https://www.facebook.com/AdamsHandProsthesis/?fref=ts

Alessandro Giannotta

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Alessandro Giannotta

Ho 25 anni e un po' di sogni ammassati nel cassetto.
Dovrò fare ordine prima o poi; se non altro per non rischiare di realizzare una mutanda.



Si dice che i medici scrivano male per definizione. Avevamo intenzione di sfatare questo mito!

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