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Magazine di informazione medico-universitario

Naegleria Fowleri: l'ameba "zombie" In evidenza

Naegleria Fowleri è un microorganismo che vive nelle acque di laghi e fiumi di tutto il mondo, ed è l’agente responsabile di una patologia neurologica molto grave e per fortuna rarissima, la meningoencefalite amebica primaria (PAM),  fatale nel 90% dei casi descritti nella letteratura scientifica.

La Naegleria ha un ciclo vitale semplice, durante il quale può trasformarsi in varie forme: la prima è quella amebica (trofozoiti), riscontrabile nella fanghiglia di laghi e fiumi a temperature maggiori di 10°C, e la seconda è quella cistica, adatta per la sopravvivenza in ambienti inospitali ed a temperature inferiori a 10°C; infine, se l’ambiente è ricco di nutrienti, può passare anche dalla forma amebica a quella biflagellata, più adatta per la ricerca di cibo o habitat migliori.

- La forma amebica ha una lunghezza di 10-20 micron, e si muove rapidamente grazie allo pseudopodio che ha anteriormente ed all’uroide che ha posteriormente. L’uroide è una estremità sfrangiata che permette al patogeno di aderire al substrato e di fagocitare batteri, dei quali si può nutrire.

- La forma bi flagellata è una forma di transito: non è in grado né di fagocitare né di moltiplicarsi, e dopo periodi variabili si può trasformare nella forma amebica.

- La forma cistica si ha, come detto prima, in ambienti ostili.

 naegleria1Gli individui più a rischio sono quindi coloro che nuotano abitualmente in acque tiepide o calde, e purtroppo molto spesso sono bambini o ragazzi. Sono migliaia le persone che si bagnano in acque “infette”, ma solo pochi poi contraggono l’infezione; i motivi non sono noti, ma sicuramente sono correlati all’attività inalatoria/aspirativa dell’acqua contaminata. Studi epidemiologici hanno dimostratola presenza di altri fattori di rischio, quali il sesso maschile ed affezioni delle vie respiratorie superiori, come riniti e sinusiti; fattori protettivi potrebbero essere chiudere il naso quando ci si tuffa ed evitare di toccare il sedimento durante il nuoto in acque poco profonde.

naegleria2

L’infezione, che ha un andamento “galoppante”, si contrae per via nasale: l’ameba da qui, seguendo un gradiente di temperatura favorevole, può penetrare attraverso la mucosa olfattiva, risalire lungo le fibre del nervo olfattivo in cavità cranica, fino ad arrivare al cervello attraverso i bulbi olfattivi. La forma più aggressiva è quella amebica: i trofozoiti una volta giunti a contatto con i nostri neuroni espongono delle strutture dette amebostomi, le quali circondano le cellule nervose e permettono la fagocitosi e la distruzione delle stesse: la Naegleria quindi inizia a nutrirsi letteralmente del nostro cervello!! Oltre ai bulbi olfattivi,infatti, risultano coinvolti cervelletto, tronco encefalico, base encefalica e meningi!

naegleria3Generalmente l’infezione è limitata al sistema nervoso, ma in letteratura è riportato il caso di un prigioniero giapponese in cui l’infezione comprendeva anche apparato digerente, respiratorio e nervoso. E’ famoso poi il caso di Kali Hardig, la ragazzina miracolata degli USA che contrasse l’infezione nel 2013.

Come si può benissimo immaginare, i danni sono molto molto gravi, e correlano direttamente con la materia cerebrale persa; la sintomatologia è molto precoce, e consiste nella maggior parte dei casi in alterazioni del gusto/olfatto, febbre alta, cefalea parossistica (improvviso mal di testa), fotofobia (fastidio alla luce), nausea, vomito, confusione, perdita di equilibrio, sonnolenza, convulsioni, allucinazioni; la complicanza maggiore è la morte, la quale può sopraggiungere, se non si interviene tempestivamente, addirittura anche in meno di una settimana!naegleria4

La diagnosi clinica non è facile, in quanto molti dei sintomi sono presenti in moltissime altre patologie, da quelle neurologiche (cefalea, vomito, sonnolenza, fotofobia)  a quelle neuromuscolari (difetti di coordinazione con perdita dell’equilibrio), oltre quelle psichiatriche (convulsioni, allucinazioni) e sistemiche (febbre, nausea): gli esami dirimenti sono la Tomografia  Computerizzata (TC) e la puntura lombare.

La Puntura Lombare, chiamata anche Rachicentesi, permette di prelevare il Liquor (liquido cefalorachidiano, da cui il nome), inserendo un ago apposito tra la quarta e quinta vertebra lombare, con il paziente seduto e piegato in avanti. Risulta positiva per la diagnosi di  PAM quando è possibile riscontrare, oltre ad un aspetto purulento/purulento-emorragico del liquor (per ricchezza di globuli rossi e protozoi), un aumento dei leucociti (globuli bianchi), una riduzione di glucosio, l’assenza di batteri ed appunto la presenza di forme amebiche mobili di Naegleria.

naegleria5Molto spesso purtroppo la diagnosi viene fatta in ambito autoptico, cioè post-morterm, ma cosa va fatto in un paziente cui è stata appena diagnosticata una PAM??

Bisogna subito iniziare il trattamento: l’unico farmaco che ha dimostrato di essere efficiente è l’Amfotericina B, che si normalmente si somministra per infezioni da funghi. In passato, nei casi in cui si è osservata una risoluzione clinica, i pazienti sono stati sottoposti a terapia endovenosa ed intratecale (per arrivare al sistema nervoso centrale) con Amfotericina B, Miconazolo (un altro farmaco antifungino) e Rifampicina (che invece è un antitubercolare).

Tuttavia non esiste uno schema terapeutico standardizzato o ufficialmente riconosciuto, e non sempre la terapia sopracitata riscontra i successi sperati: per questo ricopre un ruolo essenziale la PREVENZIONE. Come ricordato sopra, per abbattere il rischio di infezione basterebbe avere delle piccole accortezze come chiudere il naso quando ci si tuffa ed evitare di toccare il sedimento, ma bisognerebbe anche assicurarsi un controllo ed una disinfezione periodici delle acque suscettibili della presenza dell’ameba, oltre alla pulizia delle pareti e dei filtri delle piscine.

La prognosi infine dipende da vari fattori, quali carica parassitaria, virulenza del patogeno e stato immunitario del paziente.

Diego Breccia 

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Diego Breccia

Sono nato a Montefiascone in provincia di Viterbo, ma sono sempre vissuto a Bolsena, sul lago omonimo. Dopo una breve avventura universitaria a Roma, durata un anno, mi sono trasferito nella bella Siena per studiare medicina, e nel frattempo cerco di portare avanti l'altra mia passione, la fotografia.

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